CRONACHE TARANTINE
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È caccia all’autore o agli autori del ferimento che, alle prime ore dell’alba di oggi, sabato 9 maggio, in piazza Fontana è costato la vita a Sacko Bakari, il 35enne originario della Repubblica del Mali regolare sul territorio italiano, dopo essere stato ripetutamente colpito con un oggetto che, contrariamente alle ipotesi circolate nelle ore immediatamente dopo il delitto secondo le quali sembrava essere stato utilizzato un coltello, pare trattarsi di un cacciavite.
Tutte le ipotesi sono al vaglio degli investigatori per fare piena luce sulla dinamica che ha portato all’uccisione del giovane maliano. Investigatori, guidati dal dirigente la Squadra Mobile Antonio Serpico, che hanno acquisito anche le immagini delle telecamere presenti nell’area dove si è consumato il delitto. Tra le prime ipotesi, ma tutte da approfondire, ci sarebbe quella di una lite, finita male, verificatasi nelle immediate adiacenze del luogo dove il 35enne maliano ha poi trovato la morte.
Un episodio che ha scosso profondamente la città e che ha immediatamente acceso la riflessione di Libera Taranto. «Ancora sangue per le strade di Taranto, ancora una vita spezzata nella Città Vecchia», ha dichiarato Remo Pezzuto, referente provinciale del coordinamento. Per Pezzuto, non si può ridurre tutto alla cronaca: «Ogni omicidio ci parla di marginalità sociale, degrado, povertà educativa, assenza di presìdi culturali e di una normalizzazione della violenza che le mafie alimentano e sfruttano». Da qui l’appello a una sicurezza che non sia solo repressione: «Serve una presenza concreta dello Stato attraverso diritti, lavoro dignitoso, scuola, welfare e spazi di comunità. La Città Vecchia non può essere lasciata sola». Pezzuto ha richiamato anche la necessità di presidiare adeguatamente luoghi sensibili come piazza Fontana, «soprattutto nei giorni della festa patronale», e ha sottolineato che la vittima fosse straniera: «Un richiamo al dovere di costruire inclusione e dignità, contrastando sfruttamento e invisibilità sociale». Nel giorno dedicato alla memoria di Peppino Impastato, ha aggiunto: «La bellezza è la più grande forma di resistenza contro la mafia. Taranto ha bisogno di vita, giustizia sociale e libertà da tutte le culture criminali».
Sulla stessa linea di preoccupazione si è espresso il consigliere comunale Mirko Di Bello, che ha definito l’accaduto «un episodio di estrema gravità che scuote profondamente la comunità tarantina, ancor più perché consumatosi durante i festeggiamenti del Santo Patrono». Di Bello ha richiamato l’urgenza del tema sicurezza: «È evidente che nessuna area possa essere presidiata ventiquattr’ore su ventiquattro, ma è altrettanto evidente come sia cresciuta tra i cittadini una diffusa percezione di insicurezza». Pur ringraziando le Forze dell’Ordine per il lavoro svolto, ha ribadito la necessità di «un ulteriore rafforzamento degli organici e della presenza operativa nelle zone maggiormente sensibili». Ha ricordato che già a marzo il Partito Repubblicano Italiano aveva chiesto «un presidio fisso in piazza Garibaldi e controlli rafforzati nelle fasce orarie più delicate». Per Di Bello, l’omicidio di oggi «conferma un disagio sociale che non può più essere affrontato con interventi episodici». Nei prossimi giorni chiederà un incontro in Prefettura «per sollecitare un’azione condivisa e immediata» e ha rivolto al sindaco Bitetti l’invito a proseguire il confronto con il Governo «per ottenere un significativo rafforzamento delle dotazioni organiche delle Forze di Polizia». Perché, ha concluso, «Taranto ha bisogno di sicurezza, presenza dello Stato e tutela concreta dei propri cittadini».