CRONACHE TARANTINE
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Le indagini sull’omicidio di Bakary Sako, il 35enne maliano ucciso all’alba del 9 maggio nella Città Vecchia di Taranto, fanno registrare nuovi e rilevanti sviluppi.
Mentre prosegue il lavoro degli investigatori per ricostruire ogni dettaglio della violenta aggressione, la Questura ha adottato un provvedimento amministrativo che segna un ulteriore passo nella gestione dell’intero contesto in cui il delitto è maturato.
Come si legge in una nota diramata dalla Questura, la Polizia di Stato ha notificato la sospensione per 60 giorni della Scia (la Segnalazione certificata di inizio attività) relativa all’attività di somministrazione di alimenti e bevande dell’esercizio pubblico della Città Vecchia nei cui pressi si è consumato l’omicidio. Nella mattina del 9 maggio, infatti, “sei soggetti – dei quali quattro minori – avrebbero aggredito un cittadino straniero con calci, pugni e tre fendenti al torace e al fianco, provocandone la morte”.
Prosegue la nota: le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura della Repubblica e dalla Procura per i Minorenni, hanno portato al fermo dei sei presunti responsabili, accusati di omicidio aggravato dai futili motivi. Parallelamente, la Divisione Polizia Amministrativa ha verificato che, nel corso di diversi controlli della Squadra Volante, “all’interno e nei pressi del locale sono state identificate numerose persone con pregiudizi penali e precedenti di polizia per reati gravi”, tra cui ricettazione, furto, estorsione, rapina, spaccio, associazione per delinquere, rissa ed evasione.
La Questura sottolinea che “il grave ed attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, la sistematicità della presenza di soggetti con precedenti e l’efferatezza del delitto consumato nei pressi del locale” hanno reso necessaria l’adozione del provvedimento da parte del Questore Michele Davide Sinigaglia, il quale ha ritenuto congruo il periodo di sospensione di 60 giorni.
Intanto, sul fronte giudiziario, emergono ulteriori elementi dalle dichiarazioni rese dai minori coinvolti. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Ansa, il 15enne accusato di aver sferrato le coltellate mortali avrebbe confessato l’omicidio, dichiarandosi “profondamente dispiaciuto” davanti al gip del Tribunale per i minorenni, Paola Morelli. Il ragazzo avrebbe sostenuto di aver agito per paura che i suoi amici potessero essere aggrediti.
Anche gli altri tre minori fermati hanno reso dichiarazioni spontanee: avrebbero affermato di non essersi accorti che il 15enne aveva colpito Bakary con un coltello e di non aver notato che stesse perdendo sangue. Ricostruendo i momenti precedenti all’aggressione, i giovani hanno riferito che la vittima avrebbe iniziato a riprenderli con il cellulare, provocando un avvicinamento e una colluttazione. Sempre secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dei ragazzi, uno di loro avrebbe spinto Bakary, che avrebbe reagito con un pugno al volto. Da lì l’inseguimento verso il bar e, infine, le coltellate. Nelle dichiarazioni compare anche il riferimento a un tentativo di rianimare il 35enne subito dopo il ferimento.
Il quadro investigativo, dunque, si arricchisce di nuovi tasselli, mentre la città continua a interrogarsi su una tragedia che ha scosso profondamente la comunità e che ora vede procedere, su binari paralleli, sia l’azione giudiziaria sia quella amministrativa.