CRONACHE TARANTINE
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Prima ancora che si potesse assaporare fino in fondo la bellezza e l’intensità della cerimonia di sorteggio dei gironi, tenutasi venerdì 29 maggio in diretta con i 25 paesi partecipanti collegati, è arrivata da Roma una doccia fredda che rischia di compromettere il ritmo dei preparativi: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non ha dato il via libera all’utilizzo di 8,5 milioni di euro, risorse derivanti dalle economie dei ribassi d’asta e dai risparmi della struttura commissariale, destinate alla realizzazione del pattinodromo e alla manutenzione delle strade interessate al passaggio della gara di ciclismo e ai collegamenti tra la base navale della Marina Militare — dove saranno ormeggiate le navi da crociera destinate ad ospitare gli atleti — e i centri di allenamento e di gara. Oltre a fornire alla Marina Militare le opere propedeutiche al stazionamento delle navi da crociera per il periodo dell'importante kermesse sportiva. Si tratta di interventi pensati come tasselli essenziali per garantire logistica, sicurezza e accessibilità durante i Giochi.
La notizia è arrivata a poche ore dall’evento che avrebbe dovuto essere un momento di festa e di fiducia per l’organizzazione ma le prime avvisaglie si erano avute solo pochi giorni prima, al Salone Mediterraneo dell’Impresa a Taranto, dove il ministro dello Sport Andrea Abodi ha partecipato a un dibattito sui Giochi del Mediterraneo durante il quale il sindaco di Taranto Piero Bitetti ha rilanciato la necessità di ulteriori risorse statali per completare le opere. Ora quella richiesta si scontra con il semaforo rosso di Roma, e le conseguenze pratiche sono immediate e pesanti.
La mancata autorizzazione all’utilizzo dei fondi spiegherebbe anche il gesto del commissario straordinario Massimo Ferrarese, che ha lasciato l’aula magna del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari subito dopo il suo discorso introduttivo alla cerimonia dei sorteggi: un abbandono che molti interpretano come espressione di frustrazione e preoccupazione per l’improvvisa incertezza sui finanziamenti necessari ma che in realtà si spiega con il fatto che ha inteso subito riunire il suo staff per cercare di individuare le strade possibili da percorrere per venire a capo di una situazione che, seppur non mettendo a rischio lo svolgimento dei Giochi, crea non pochi problemi a non più di ottanta giorni dalla cerimonia inaugurale prevista per il 21 agosto: i tempi per completare lavori infrastrutturali, sistemare collegamenti viari e garantire la piena operatività delle sedi di gara sono stretti, e ogni ritardo o riduzione delle risorse può avere ripercussioni sull’organizzazione complessiva e sull’immagine dell’evento. La partita ora si gioca sulla capacità delle istituzioni di trovare rapidamente soluzioni alternative o di sbloccare le somme necessarie per non compromettere quanto già programmato.
Il paradosso è che non si tratta di una richiesta di ulteriori risorse statali che andrebbero ad aggiungersi ai 275 milioni di euro già stanziati per le infrastrutture sportive bensì di soldi risparmiati all'interno di quella stessa dotazione finanziaria.
Insomma, è come se il governo avesse deciso di fare cassa con quei risparmi dopo che non ha badato a spese per le Olimpiadi di Milano-Cortina.
Adesso la palla passa anche tra i piedi dei parlamentari tarantini, sopratutto di quelli di centrodestra sempre prodighi di elogi per l'interessamento del governo Meloni per Taranto e per i Giochi del Mediterraneo. Anche perché il taglio operato dal ministro Giorgetti sarebbe contento nella legge di Bilancio 2025.
I Giochi più belli di sempre, come ribadito dallo stesso ministro Abodi non più di quattro giorni fa, rischiano di diventare un po' meno belli di sempre.