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Sabato 27 giugno, alle 20.30 e a 55 giorni dalla cerimonia inaugurale della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, lo Stadio Erasmo Iacovone ha vissuto uno di quei momenti destinati a restare impressi nella memoria collettiva: per la prima volta tutte le luci del nuovo impianto si sono accese insieme, trasformando l’arena in un gigantesco faro che illumina Taranto come non era mai accaduto prima.

È stata un’accensione simbolica e solenne, scelta non a caso per dare il benvenuto al presidente del Comitato organizzatore internazionale dei Giochi del Mediterraneo, Mehrez Boussayene, e al segretario generale Iakovos Filippousis, attraverso il nuovo impianto audio già completato e perfettamente operativo.
Lo Iacovone, così illuminato a giorno, è apparso come un colosso rinato, un tempio moderno che si prepara ad accogliere il mondo. E in quella luce bianca, potente, quasi irreale, è stato impossibile non pensare a lui: Erasmo “Iaco” Iacovone, la leggenda del calcio ionico volata via troppo presto, 48 anni fa, nel pieno della sua maturità calcistica. È facile immaginare che, da lassù, Iaco guarderà questo stadio che porta il suo nome e che oggi, finalmente, sembra essere all’altezza della sua storia, della sua passione, del suo talento spezzato. Una luce che non è solo tecnica, ma emotiva: un ponte tra ciò che Taranto è stata e ciò che vuole diventare.
In queste ore, il commissario straordinario Massimo Ferrarese ha ricordato sui social quanto questo momento sia il frutto di un percorso che molti, solo un anno fa, ritenevano impossibile. «Ciò che solo un anno fa erano immagini virtuali e render che molti consideravano irrealizzabili, oggi è realtà», ha scritto, rivendicando un lavoro che ha trasformato visioni in cantieri e cantieri in opere. E non si tratta solo dello stadio: «Le piscine olimpiche sul mare, la pista di atletica outdoor, la pista indoor del PalaRicciardi, lo skatepark, i campi da tennis e padel, la pista di pattinaggio e il nuovo stadio Iacovone prendono forma ogni giorno, trasformando il volto della città».
Accanto alle parole pubbliche, Ferrarese durante la cerimonia ha spiegato anche il senso tecnico e simbolico dell’accensione: «Avevo promesso che il 27 avremmo acceso tutte le luci dello stadio e testato l’impianto audio. La copertura e le gradinate sono ormai completate, e abbiamo già montato i seggiolini. Ci aspettano ancora 30-35 giorni di lavoro intenso per consegnare alla città lo stadio più bello del Mezzogiorno». Ha ricordato la corsa contro il tempo: «Un anno fa qui non c’era nulla, stavamo realizzando le fondazioni. Oggi abbiamo uno stadio. Sono opere grandi, particolari: qualcosa potrebbe non essere rifinita, ma ce la stiamo mettendo tutta. Dalla progettazione alla realizzazione abbiamo impiegato un anno e quattro mesi». E guardando al futuro sportivo della città: «Spero che Taranto possa traguardare vette più alte. Dobbiamo crederci tutti: a volte i grandi sogni si possono raggiungere».
La luce che avvolge lo stadio non è solo quella della serata: Ferrarese ha confermato che l’impianto sarà permanente. «Non solo per gli eventi: illumineremo lo stadio sempre. La potenza è di 1400 lux, 1401 se volete il dato preciso», ha detto con un sorriso.
Intorno allo stadio, intanto, tutto corre veloce. In pochi giorni saranno completati e pavimentati anche i parcheggi limitrofi, rendendo l’intera area pienamente funzionale. Il Parco Urbano Salinella è ormai alle battute finali: skatepark, campi da tennis e padel sono pronti, e a breve sarà ultimata anche la pista di pattinaggio. È stata terminata la pavimentazione dell’area giochi di atletica del grande PalaRicciardi, mentre nel Mar Piccolo è iniziato il montaggio delle corsie del campo di regata, un’altra immagine che racconta una città che cambia pelle.
La visita del presidente del Comitato internazionale, Mehrez Boussayene, ha aggiunto un tassello decisivo: «È davvero molto bello e faccio fatica a credere ai progressi rispetto a un mese fa. Mancano meno di due mesi ai Giochi, c’è ancora lavoro da fare, ma con questi ritmi sono fiducioso che saremo pronti per il 21 agosto». Ha definito lo Iacovone «uno degli stadi più belli d’Italia», ricordando che dopo Milano-Cortina i Giochi del Mediterraneo rappresentano «un appuntamento importante per lo sport italiano e per il territorio» e che l’eredità lasciata alla città sarà «significativa e duratura».
A chiudere il quadro istituzionale è stato il vicesindaco Mattia Giorno: «Questa serata fotografa il passo avanti quasi finale dei lavori. Alcuni membri della commissione erano qui 15 giorni fa e confermano un notevole avanzamento. Lo stadio sta venendo fuori come una bomboniera, un gioiello». Giorno ha ricordato anche gli incontri tecnici della giornata: «Abbiamo discusso dei cantieri comunali, del traffico, dei trasporti pubblici per atleti e volontari, del decoro e della sicurezza. La città si sta preparando».
Questa sera, però, è stata la luce dello Iacovone a parlare più di ogni altra cosa. Una luce che non illumina solo un impianto sportivo, ma un’idea di futuro. Una luce che attraversa il cielo di Taranto e, forse, arriva fino a quel ragazzo che correva con la maglia rossoblù e che oggi, da un’altra dimensione, potrà vedere la sua città d’adozione brillare come non aveva mai fatto. Una luce che è promessa, orgoglio, emozione. Non solo un’opera ma un sogno che si accende.

 

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