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“Con la legge di bilancio il Governo azzera le risorse per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica. Per quanto nascosto tra gli allegati della relazione tecnica, il taglio c'è ed è messo nero su bianco: i fondi dell’articolo 3 del decreto-legge 107 vengono definanziati per intero, 498,8 milioni nel triennio 2027-2029 e altri 221,8 milioni dal 2030. Non resta un euro.”

A denunciare quello che, in sostanza, viene definito uno “scippo” sono i deputati pugliesi del Partito Democratico Claudio Stefanazzi, Marco Lacarra e Francesca Viggiano.
“Tutto questo accade pochi giorni dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato lo stop all’area a caldo e di fatto condannato lo stabilimento alla chiusura. Migliaia di lavoratori e le loro famiglie sono lasciati in sospeso, senza sapere nulla del proprio futuro. I tavoli, le gare e i negoziati condotti dal Governo in questi anni non hanno prodotto nulla, se non la confusione in cui oggi è abbandonata Taranto”, incalzano i parlamentari.
“Non si può accettare che il Governo si impegni a parole per la decarbonizzazione e nei fatti cancelli le già misere risorse stanziate a quel fine - continuano i dem -. Quest’estate, durante l’esame del decreto 107, avevamo denunciato il taglio dei fondi e la loro destinazione generica. Oggi si fa addirittura peggio, eliminando del tutto la somma accantonata e dirottandola su un fondo indistinto per gli incentivi alle imprese”.
“Chiediamo al Governo di dire con chiarezza quali siano le sue reali intenzioni. Che destino ha in mente per Taranto? Che ruolo intendono dare allo Stato Meloni e Urso in questa vicenda drammatica? Taranto ha bisogno di risposte - aggiungono -. Il tempo dei giochetti è finito”.
“Per anni a Taranto è stato chiesto di aspettare la decarbonizzazione. Ora il Governo Meloni cancella anche i soldi che aveva a disposizione per farla. Quei 720 milioni potevano servire a ridurre le emissioni della fabbrica, ma potevano anche essere destinati a un progetto di riconversione più ampio, che partisse dalle bonifiche e creasse lavoro in altri settori. Il Governo ha scelto di tagliarli prima ancora di dire alla città che cosa intende fare”, aggiunge in particolare Francesca Viggiano.


“Il taglio vale 498,8 milioni tra il 2027 e il 2029 e altri 221,8 milioni dal 2030. È ciò che restava del miliardo stanziato per l’impianto di preridotto di DRI d’Italia, previsto per alimentare i forni elettrici – spiega la parlamentare tarantina -. Mentre si discute di cosa accadrà dopo lo spegnimento degli impianti tradizionali, il Governo riduce anche i fondi per la transizione energetica e industriale. E alle risorse cancellate sostituisce la promessa dei contratti di sviluppo. Il MIMIT dica quali somme sono effettivamente disponibili e quando potranno essere spese”.


“A Taranto sappiamo cosa succede quando si rinviano le bonifiche e si lascia che il lavoro di migliaia di persone dipenda dalle sorti di un solo stabilimento. La riconversione serve a cambiare entrambe le cose. Significa risanare le aree contaminate, ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti e costruire nuove opportunità di lavoro, a partire da chi oggi lavora in fabbrica e nell’indotto – aggiunge ancora la Viggiano -. Chiediamo che il Governo ripristini integralmente le risorse e che la presidente Meloni venga a riferire in Parlamento. Dica quali bonifiche intende finanziare, quali investimenti vuole portare a Taranto e che prospettive offre ai lavoratori. È su queste scelte che si misura la volontà di tutelare la salute dei tarantini”.
Sulla vicenda interviene anche la segretaria provinciale del Pd, Anna Filippetti: “Il Governo toglie futuro alla città e certezze ai lavoratori. Dopo le promesse, gli annunci e i rinvii, adesso vengono meno anche le risorse che dovevano garantire una prospettiva di riconversione industriale e ambientale”.
Secondo l’esponente dem, “il disegno di questo Governo, un pezzo alla volta, sta diventando sempre più evidente: lasciare Taranto senza futuro, i lavoratori senza certezze e i cittadini senza risposte. Comprendiamo perché Giorgia Meloni faccia così fatica a mettere piede nella nostra città. Qui non bastano più le passerelle e le fotografie: servono fatti, risorse e rispetto. Presidente Meloni, non le viene il dubbio di aver sbagliato un po’ troppe volte con Taranto? E soprattutto, quanto ancora pensa che questa città possa pagare il prezzo dei vostri errori?”.

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