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Foto Studio R. Ingenito


Uno stadio gioiello per un campionato di Eccellenza, la richiesta di cinquemila abbonamenti quota peraltro mai raggiunta storicamente nemmeno nei campionati di cadetteria.

E poi la terza maglia (!), ingressi agevolati per le famiglie e categorie disagiate come detenuti e cassaintegrati, vari segnali da lanciare al Palazzo e alla Nazione Italia. Il riflesso condizionato di stropicciarsi gli occhi c’è. E, con commendevole ammirazione per quello che questa proprietà coltiva e produce in termini di idee e organizzazione, la sensazione (e il rischio) di vivere questo inizio di stagione un po’ fuori contesto vi è pure. Non c’è critica per chi fa, non c’è interesse a banalizzare sforzi e progetti, non si vuole mettere in dubbio un entusiasmo che non appare per nulla espressione di facciata. È il classico tarlo che rode la superficie di una realtà oggettiva esistente che, per ora, non collima con le aspirazioni (legittime) proposte. “Too much” per un campionato di Eccellenza? Forse. Accecante la luce che emana questo attivismo, troppo piccolo è il recinto in termini di categoria entro il quale trattenerla. Forse, cambiando profilo, la categoria è solo una cornice anonima che racchiude una mirabile opera d’arte. Dopo una delusione così grande come quella della finale playoff persa a Massafra, bisognava ridare speranza ed è comprensibile il desiderio della società di aumentare il grado di credibilità, rilanciare concretamente senza esitazione anche a costo di sembrare, appunto, fuori contesto. È pur vero che si riparte da basi concettuali solide.  Innanzitutto c’è la piena comprensione che nel prossimo torneo di Eccellenza il Taranto avrà un solo obiettivo. D’altronde se così non fosse il presidente Ladisa non si sarebbe sbilanciato a definire la prossima squadra rossoblù “una corazzata” e il direttore sportivo Danilo Pagni non avrebbe utilizzato l’immagine del “carro armato” per l’organico che sta prendendo forma con le sue operazioni di mercato. È un buon punto di consapevolezza che dovrà attutire le eventuali reprimende che giungeranno inevitabilmente al primo pareggio. Soprattutto il ritratto mostrato durante la conferenza stampa di Palazzo di Città dovrà misurarsi con il livello di ricezione della tifoseria ionica. Magari cinquemila tessere è stata una quota evocata a metà tra la suggestione e la provocazione (arrivare a duemila sarebbe già un clamoroso successo), ma c’è da superare il parere più vincolante: appunto quello della tifoseria ma all’interno dell’impianto. A Palazzo di Città i tifosi erano assenti. È piena estate, può voler dire qualcosa oppure non può voler dire molto. Certamente c’è curiosità nel conoscere umori e strategie, il grado di supporto che saranno pienamente visibili alla prima gara interna non a porte chiuse. Aiuterà molto, in termini di presenze, poter entrare in uno Iacovone stravolto dalla modernità e fare parte di questo inedito scenario che probabilmente in partenza accoglierà manciate di sostenitori occasionali. In termini di calore a lungo andare, come sempre, molto dipenderà dai risultati. Anche se a Taranto lo stato d’animo dei tifosi, specie i più accaniti, ha viaggiato su frequenze più viscerali che non rispettose di quello che realmente avviene sul campo. Ecco, quello sarà un primo dato di tendenza. Poi c’è un però. Da svelare nei prossimi giorni. Se sarà davvero Eccellenza oppure qualche altra cosa. Magari, se sarà appunto quell’altra cosa, tutto allora potrà apparire meno fuori contesto.

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